Ci sono incarichi che richiedono di attraversare una distanza. Altri invitano anche a percorrere il tempo, ricostruendo vicende e passaggi di proprietà che si intrecciano per generazioni. Palazzo Nicotera ha richiesto entrambe le cose.
Quando ricevetti l’incarico, il palazzo era oggetto di tentativi di vendita da lungo tempo. Ad avvicinarmi a questa storia fu una persona che ho sempre stimato. La sua fiducia ebbe un peso importante nella mia decisione.
Lavoravo a Roma; l’immobile era a Lamezia Terme. Confesso che la distanza suscitava in me qualche perplessità. L’importanza del fabbricato, la sua storia e la complessità della documentazione richiedevano presenza, dedizione e interlocutori competenti.
Ma a quella persona sentivo di non poter dire di no.
Un palazzo da leggere, prima ancora che da presentare
Il nome del palazzo è legato al barone Guglielmo Nicotera da Nicastro, patriota risorgimentale che ne commissionò la costruzione.

Di fronte al palazzo comunale, tra Piazza San Giovanni, Piazza Francesco Stocco e Corso Numistrano, il fabbricato custodisce ambienti residenziali, antiche botteghe e una corte interna. Gli affacci su più lati e gli accessi dalle piazze lo legano al tessuto cittadino.
Il dislivello fra Piazza San Giovanni e Corso Numistrano determina una particolarità: gli ambienti che dalla piazza si trovano al piano superiore risultano già al livello del corso.
Fra gli elementi che osservai personalmente, mi colpì la scala interna, percorribile anche a cavallo: una caratteristica della dimora nobiliare che restituiva, nella concretezza della sua architettura, un modo di abitare lontano dal nostro.

Il piano nobile, gli ambienti con ingresso principale e di servizio, le stanze ai livelli superiori e la terrazza raccontavano l’organizzazione del palazzo. Le botteghe, richiamate anche negli antichi documenti, conservavano invece la memoria del suo rapporto con la vita commerciale cittadina.

Le facciate, la materia, una memoria tramandata
Il prospetto su Corso Numistrano era intonacato, mentre nella parte retrostante rimaneva visibile la muratura in “rapillu”, con i sassi di fiume che ne caratterizzavano la tessitura. Questa differenza consentiva di osservare il volto pubblico del palazzo e, insieme, la materia della sua costruzione.
A quel contrasto si accompagnava una storia tramandata: si raccontava che la facciata sul corso fosse stata intonacata per rendere omaggio al passaggio di Ferdinando II delle Due Sicilie durante un viaggio in Calabria. La parte non interessata dal percorso del sovrano sarebbe invece rimasta nella sua veste originaria.
Una memoria locale che accompagnava la visita, accanto alle vicende ricostruibili attraverso i documenti.
Osservando il palazzo da vicino, notai altri particolari: il cornicione scandito da mensole, le cornici delle finestre e i parapetti metallici ornati da motivi a volute e intrecci. All’interno, archi, nicchie e volte lasciavano intravedere la tessitura muraria; in altri ambienti, i pavimenti decorati con rosette floreali e bordure geometriche conservavano il gusto dell’epoca.

Oltre centocinquant’anni di passaggi
La trattativa era molto complessa. La documentazione restituiva oltre centocinquant’anni di vicende proprietarie, con passaggi articolati da ricostruire e collegare con attenzione.
Fu nel districare quella matassa che conobbi Vittoria, una giovane avvocatessa di grande preparazione, con la quale instaurai una collaborazione preziosa. La sua competenza e il rigore con cui affrontava le questioni accompagnarono il lavoro necessario per procedere.
Conobbi anche Claudio, l’architetto che seguiva il palazzo: un professionista di rara eleganza nei modi, la cui conoscenza dell’immobile contribuì alla comprensione del fabbricato.
Prima di arrivare alla stipula, occorreva leggere le carte, mettere in relazione le vicende e affrontare ogni passaggio con precisione. La qualità della collaborazione ebbe un ruolo essenziale.
Il soggiorno a Tiriolo, un vancale in valigia
Nel frattempo era arrivato il Covid, con le restrizioni e le difficoltà negli spostamenti che tutti ricordiamo.
Durante la trasferta, non avendo trovato una sistemazione a Lamezia, soggiornai a Tiriolo. Lì incontrai una signora che tesseva a mano i tradizionali scialli calabresi.
Mi fermai a osservarla. Nei suoi gesti c’erano pazienza, abilità e la familiarità con un sapere custodito nel tempo.
Un vancale, naturalmente, lo comprai.
Ero partita per occuparmi del palazzo, ma cominciavo a conoscere il territorio anche attraverso le persone e il loro lavoro.

Un solo appuntamento
Dopo una lunga attesa, per arrivare alla vendita bastò un solo appuntamento.
È il dato che colpisce più immediatamente in questa esperienza. Dietro quell’incontro, però, c’erano lo studio della documentazione, la conoscenza degli ambienti, il confronto fra professionisti e il lavoro necessario per accompagnare una trattativa tanto articolata.
La visita fu un momento decisivo. La conclusione richiese di seguire con la stessa attenzione tutti i passaggi successivi.
Il giorno del rogito, esserci
La stipula si sarebbe tenuta in Calabria, quando erano ancora in vigore le restrizioni agli spostamenti.
Per me era importante essere presente. Avevo seguito il percorso fino a quel momento e desideravo accompagnarlo anche nella sua conclusione.
La convocazione del notaio mi consentì di partire. Organizzai il viaggio in modo da arrivare in treno e tornare a casa in aereo, nell’arco della stessa giornata.
Ad accompagnarmi fu Vincenzo, un tassista del posto che fino ad allora non avevo mai conosciuto.
Mi accolse all’arrivo del treno, mi portò nello studio notarile fuori Lamezia, attese la conclusione della stipula e infine mi accompagnò in aeroporto.
La sua premura rese serena una giornata impegnativa. Mi sentii protetta, come se avessi accanto un fratello. Di lui conservo il ricordo di una disponibilità discreta, espressa attraverso gesti concreti.
Quello che mi sono portata a casa
Da questa esperienza sono tornata con una vendita conclusa e molti incontri da ricordare: la fiducia di chi mi aveva avvicinata al palazzo, la preparazione di Vittoria, l’eleganza di Claudio.
E poi la signora di Tiriolo, il suo vancale e Vincenzo, che mi accompagnò fino alla partenza con una cura difficile da dimenticare.
Palazzo Nicotera mi ha lasciato la soddisfazione di aver portato a termine un percorso complesso. La Calabria mi ha lasciato il ricordo delle persone che ne hanno fatto parte.
Io adoro i calabresi.
Maria Ippoliti · ClouCasa®
Ogni immobile ha una storia. La tua merita di essere raccontata bene.
HomeContattiValutazione gratuita